Proposta di legge di modifica dell’art. 11 del D.Lgs. 28/2010, c.d. proposta Viola (C. 5514)

prof. avv. Luigi Viola

Autore: Luigi Viola – Avvocato, docente universitario di diritto processuale civile, mediatore civile accreditato; docente in corsi di preparazione per l’esame di avvocato, per la magistratura ordinaria ed in master post lauream. Responsabile Istituto Mediazione ed Arbitrato con sede in Lecce; ha scritto circa duecento contributi di diritto civile e processuale civile.

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PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa dei deputati
SCILIPOTI, ANGELI, MISEROTTI, PIONATI, RAZZI
Modifica all’articolo 11 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, in materia di requisiti formali dell’accordo e della proposta di conciliazione nell’ambito del procedimento di mediazione per le controversie civili e commerciali
Presentata il 4 ottobre 2012
 

Onorevoli Colleghi! — Il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, recante «Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali», ha introdotto l’istituto della mediazione. 

      La logica sottesa è quella dell’Alternative Disputation Resolution: trovare un sistema alternativo alla giustizia che passa dai tribunali e, in questo caso, tramite una giustizia consensuale.
La normativa è stata strutturata prevedendo una condizione di procedibilità, così che – per le materie tipizzate all’articolo 5, comma 1, del citato decreto legislativo – prima di presentare la domanda giudiziale è obbligatorio esperire un procedimento di mediazione presso organismi accreditati dal Ministero della giustizia e iscritti in un apposito registro.
Le statistiche del Ministero della giustizia dimostrano che l’istituto è destinato a essere utilizzato molto nelle controversie in cui è obbligatorio il tentativo di mediazione.
Quando l’aderente compare dinanzi al mediatore, è raggiunto l’accordo nel 48 per cento dei casi (dato aggiornato al 31 marzo 2012).
Pertanto, è oggettivamente un istituto che sta riducendo – per le materie più rilevanti – il potenziale contenzioso in misura significativa.
Il mediatore redige un verbale positivo o negativo, dipendente dal raggiungimento di un accordo o no.
È previsto il principio generale in base al quale «Gli atti del procedimento di mediazione non sono soggetti a formalità», ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010.
Per quanto attiene l’istanza, all’articolo 4 del medesimo decreto legislativo è previsto che essa deve indicare l’organismo, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa.
Per quanto attiene il verbale, nulla è detto di preciso, in quanto l’articolo 11 del citato decreto legislativo si limita a menzionare un «accordo amichevole» e un «processo verbale»; viene solo indicato che «il verbale è sottoscritto dalle parti e dal mediatore, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere». È poi aggiunto, all’articolo 12, che il contenuto del verbale – se non è contrario all’ordine pubblico o a norme imperative – è omologato, su istanza di parte e «previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del Presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo. (…) Il verbale (…) costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale».
La redazione di un verbale che possa essere omologato è fondamentale, sia per il concreto funzionamento dell’istituto, sia per il rispetto della volontà delle parti volta a ottenere un verbale idoneo a divenire titolo esecutivo.
D’altronde, il presidente del tribunale è pienamente legittimato a non procedere all’omologazione, laddove il verbale non soddisfi il requisito della regolarità formale.
Tuttavia, la «regolarità formale» è un concetto attualmente vago perché:

1) nessuna norma del decreto legislativo n. 28 del 2010 disciplina la forma o il contenuto minino di un verbale (positivo o negativo);

2) sembra valere il principio generale della libertà delle forme, tuttavia non concretamente applicabile, ai fini dell’omologazione, visto che è previsto un accertamento della «regolarità formale» da parte del presidente del tribunale.

Appare, poi, contraddittorio che sia stato previsto un contenuto minimo per l’istanza, ma non per l’accordo, quando la prima è concretizzabile da un cittadino non esperto della materia, diversamente dal secondo.
Pertanto, al fine di rendere più chiara la normativa, assicurando maggiore stabilità all’accordo e alla volontà delle parti, si rende necessaria – e non rinviabile – una modifica.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. Dopo il comma 1 dell’articolo 11 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, è inserito il seguente:
«1-bis. L’accordo di cui al comma 1 e la proposta di conciliazione, redatti per iscritto e sottoscritti ai sensi del presente articolo, devono prevedere, ai fini dell’omologazione di cui all’articolo 12, l’indicazione delle parti e dei loro eventuali rappresentanti legali, l’oggetto, in conformità a quanto disposto dall’articolo 1346 del codice civile, la data e l’orario della sottoscrizione. In ogni pagina dell’accordo, o della proposta, devono essere indicati, in modo visibile, il nome dell’organismo presso il quale si svolge la mediazione e il suo numero di iscrizione nel registro».

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One Response to Proposta di legge di modifica dell’art. 11 del D.Lgs. 28/2010, c.d. proposta Viola (C. 5514)

  1. Il prezioso suggerimento che giunge dal Prof. Viola era stato già espresso in un precedente Forum e la sua proposta era già apparsa sul Web; prontamente il suo apprezzato contributo è stato recepito ed inserito integralmente nella “Proposta di D.L frutto del WEB” al comma 4 dell’art. 11 (a parte il dover riportare l’ora ritenuta eccessiva).
    Un saluto a TUTTI

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